Intervista con Saverio Passaretti Presidente A.I.N.C.

  • Incontriamo Saverio Passaretti, presidente dell’associazione italiana NAPOLI Club (A.I.N.C.) dal 2005, oltre venti anni.

Presidente, ti chiedo, per iniziare, in questo arco di tempo come è cambiato, se è cambiato, il modo di sostenere i propri colori da parte delle tifoserie ed in particolare da parte di quella del NAPOLI? C’è stato una sorta di degrado: gli episodi di violenza, che nel passato erano minori, si sono ripetuti con maggiore frequenza?

  • Sì, sicuramente sì. Il calcio, per quanto mi riguarda, è stato sempre un elemento di grande passione, genuinità. Mentre invece negli ultimi anni il calcio è diventato, sotto certi aspetti, un unico grande business, con tutte le conseguenti negatività, tra le quali l’aumento degli episodi violenti.
  • E secondo te questa deriva più violenta di un certo tipo di tifo può essere anche dovuta alla proliferazione dei social, che hanno in qualche modo rappresentato un sistema più semplice per coinvolgere, raggruppare ed organizzare le frange estreme?
  • Allora ti dico quello che penso. Credo che i social siano un po’ una rovina, un elemento molto ma molto negativo, perché chiunque scrive quello che vuole, mentre bisognerebbe avere delle rappresentanze ben definite, di competenza, di passione. E’ senz’altro giusto che tutti esprimano la propria opinione, però ci deve poi essere l’opportunità di rappresentare un gruppo; è questo che manca. Invece è tutto un unico calderone, senza né capo né coda, nel quale quindi è facile perdersi, ed altrettanto facile creare assembramenti negativi.
  • Ti riferisci evidentemente anche agli scontri avutisi qualche tempo fa negli autogrill tra tifosi o pseudo tali di fazioni opposte, che a diverse squadre, tra le quali il Napoli, sono costati il divieto di trasferta per i propri tifosi fino a fine stagione: ritieni corretto il provvedimento del Giudice sportivo ed il provvedimento confermativo del TAR?
  • Sono contro questo tipo di decisioni, e mi spiego.

E’ evidente che quando avvengono certi fatti bisogna prendere delle decisioni. Ma non si può penalizzare un’intera città, un’intera tifoseria per colpa di 20-30 delinquenti, perché quelli non sono tifosi. Perché il vero tifoso va a Firenze, va a Roma, a Milano per assistere a uno spettacolo, porta la propria passione, la propria competenza, la propria voglia di essere coinvolto in qualcosa di bello, anche a prescindere dall’esito della partita. Il vero tifoso non è che va lì perché deve scontrarsi con un altro gruppo di facinorosi della squadra avversaria, magari dandosi appuntamento tramite i social!

Quindi la decisione di vietare le trasferte ritengo sia iniqua per il fatto che coinvolge un’intera città, un’intera tifoseria, e non solo i veri colpevoli. Reprimere va bene, ma si vada a colpire solo chi mette in atto queste azioni delittuose, anche perché penso che oggi le forze dell’ordine abbiano tutti gli strumenti per individuare e punire questi soggetti, anzi sono senz’altro tutti già schedati, ma resta una dicotomia ancora troppo marcata tra giustizia ordinaria e giustizia sportiva, nella quale aleggia ancora il discusso fantasma della “responsabilità oggettiva”.

Ricordo che molti anni fa noi club organizzavamo le trasferte, sapevamo benissimo chi ci sarebbe stato, fornivamo tutti i documenti alla Digos, c’era una collaborazione molto fattiva tra il tifo organizzato e gli organi competenti. Oggi, almeno per il Napoli, questa cosa non succede più, questo scambio di informazioni è venuto meno, da quando la nuova proprietà dal 2004 in poi ha interrotto ogni rapporto con i club, e non c’è stato più modo di confrontarsi e prendere delle decisioni di comune accordo.

  • Quindi mi confermi che De Laurentiis non ha più nessun rapporto con i club organizzati?
  • Esatto, non ha voluto averne, per non essere in un certo senso “ricattato”. Ma è un argomento molto delicato, e come spesso succede alla fine di mezzo ci vanno sempre i veri tifosi, quelli che ancora pensano che il calcio debba giustamente essere uno momento di svago, uno strumento di aggregazione sociale e culturale, non un campo di battaglia sul quale scontrarsi.
  • E così mi fornisci un assist perfetto! La rivista britannica Timeout ha stilato la classifica delle migliori 50 città del mondo da visitare: Napoli è l’unica città italiana presente al 33º posto. La classifica è stilata non tanto e non solo sulla offerta di bellezze culturali e/o paesaggistiche, ma anche soprattutto sul modo di vivere dei residenti, sulla felicità percepita dai turisti e sul senso di accoglienza. È un grande onore per la città di Napoli. Esportare la napoletanità in senso lato è proprio quello che noi ci proponiamo con il neonato club Orgogliosi Partenopei mediante l’iniziativa di turismo ed integrazione “ospitalità partenopea”, che ha ottenuto il plauso ed il patrocinio morale del Comune di Napoli, sostenendo un modo di tifare garbato, equilibrato, rispettoso dei club rivali tra virgolette, avversari ma solo sul campo, e contemporaneamente divulgando i valori della napoletanità buona, il piacere dell’accoglienza, e ogni bellezza della città: cosa pensi di questa iniziativa e ritieni auspicabile una sua riproposizione da parte di club di altre squadre?
  • Sono favorevolissimo all’iniziativa ed auspico venga replicata da altri club di altre squadre in altre città. Le squadre nostre rivali devono restare avversarie solo sul campo, la sportività è quella. E poi si va a bere una birra insieme e ci fa molto piacere.

E questo deve valere come insegnamento soprattutto per le nuove generazioni. I bambini che vanno allo stadio con i genitori, cosa imparano, cosa vedono? Quando vedono scene di violenza, anche verbale, tra il pubblico, o sentono resoconti dai telegiornali che riguardano più la cronaca nera, ma legati al calcio, cosa possono mai pensare, che esempio stiamo dando loro?

Ed alcuni valori fondamentali dovrebbero essere tutelati anche a partire dai comportamenti degli addetti ai lavori: giocatori che in campo recitano in una maniera indegna, continue polemiche arbitrali, sono tutti segnali di un sistema-calcio malato, che deve essere profondamente ripensato.

  • La prossima elezione del nuovo Presidente della Federazione potrebbe quindi portare ad un cambiamento, anche alla luce dell’ennesimo fallimento della nostra Nazionale?
  • Mi auguro che il nuovo presidente della FIGC sia Malagò, che ho avuto il piacere di conoscere; lo ritengo una persona per bene e molto decisa, speriamo che possa cambiare, bisogna rivedere qualcosa, sicuramente i settori giovanili, gli istruttori, ma ci vorrà tempo e tanto impegno; allo stato il calcio lo fanno i signori Presidenti delle società, i quali spesso, per ragioni di business, scagliandosi contro gli impegni della nazionale, hanno contribuito alla diminuzione dello spirito nazionalistico ed all’aumento di quello campanilistico, mentre le due cose devono necessariamente coabitare nel cuore di ogni tifoso che si rispetti.
  • Tornando “campanilisticamente” al Napoli calcio, alla squadra del nostro cuore, ti chiedo un piccolo “amarcord”: tu che lo segui da sempre, qual è il Napoli più bello che tu rammenti?
  • Quello di Vinicio e quello di Sarri; Vinicio all’epoca rappresentò la novità, il calcio olandese, bellissimo. Sarri invece è il più grande rimpianto, non aver vinto con 91 punti è una ferita non rimarginabile, ricordando anche come andò, ma non voglio tornare a polemiche, che, abbiamo appena detto, fanno solo male.
  • La cosa che mi colpisce è che i tuoi ricordi più belli corrispondono ad un Napoli purtroppo perdente o perlomeno non vincente.
  • La verità è che abbiamo sempre dato fastidio al sistema, ma ora grazie soprattutto ad ADL – che forse simpatico non è, ma come imprenditore è il numero uno – ed all’avvento di allenatori top, a partire da Benitez, per arrivare a Spalletti e Conte, le cose sono cambiate ed il Napoli sono anni che si trova costantemente ai vertici del calcio italiano.
  • Proprio con Conte torniamo all’attualità: accantonato con gli ultimi risultati il sogno mai sognato di concorrere ancora per lo scudetto, ti chiedo: Conte resta o va via, sedotto da sirene Nazionali? E che ruolo avrà ADL in questo gioco?
  • Il mio pensiero è che ADL, da serio imprenditore quale è, andrà verso un ridimensionamento degli ingaggi, a partire proprio da Conte, puntando su qualche allenatore emergente, che possa continuare a valorizzare alcuni acquisti fatti, che dovremo salvaguardare, puntando su altri per completare una rosa, che ritengo, dovrà fare a meno di qualche “senatore”; dopo un po’ di tempo sotto lo stesso tetto alcuni stimoli vengono meno e viene il momento di cambiare aria.
  • Bene, Presidente, ti ringraziamo e ti salutiamo, con l’auspicio che la associazione che tu presiedi possa continuare a contribuire a diffondere il tifo sportivo come sentimento di passione ed aggregazione, contrario ad ogni forma di violenza, cercando in ogni modo di modificare i comportamenti di alcune frange di pseudotifosi organizzati, diciamo, non proprio rispettosi di tali canoni.

Franco Maresca