La partita con la Lazio resta una partita incommentabile – lato Napoli – in quanto il Napoli purtroppo non è mai sceso in campo.
Come con il Parma, la Lazio realizza il vantaggio al primo affondo, con l’intera difesa presa d’infilata. Errori a ripetizione, un rigore regalato da un altro svarione, sul quale Milinkovic mette una pezza; ma gli avversari hanno vita facile e continuano a creare palle gol, fino a sugellare la vittoria con il 2-0 realizzato su ennesima ripartenza.
Tutto ciò accadeva mentre il Napoli risultava non pervenuto, e questo è quanto.
Ho sempre difeso Antonio Conte a spada tratta: il suo curriculum calcistico parla per lui; è capace come pochi (Klopp, Simeone?) di infondere nei suoi atleti lo stesso accanimento agonistico che metteva lui in campo ed i suoi giocatori lo seguono e lo amano….o lo odiano, proprio per questo.
E’ venuto qui a Napoli, sposando un progetto con ADL e ci ha portato al primo anno uno scudetto inaspettato, forse il meno meritato dei quattro, ma sicuramente il più lottato e sudato fino all’ultimo minuto, esattamente alla sua maniera.
Al secondo anno ha fatto compiere alla società investimenti importanti: la perla di De Bruyne a parametro zero ci ha inorgoglito, ma poi sono arrivati anche Lang, Beukema, Lucca ed ancora Gutierrez; alla prima amichevole si infortuna il suo totem Lukaku ed in dieci giorni ADL compie il miracolo Hojlund! Senza contare altri investimenti a gennaio: Alisson Santos e Giovane. Eravamo “certi” di poter difendere il tricolore, almeno di provarci, con una rosa così migliorata.
Ma nascono i problemi: i suoi calciatori lo amano o lo odiano, ho detto, perché lui è il generale e la sua parola è legge e chi è contro di lui è fuori dal progetto: e così, dopo poche presenze, decisamente non memorabili, Lang e Lucca, evidentemente non in sintonia con il tecnico, vengono ceduti a gennaio, mentre Beukema non è mai considerato una alternativa davvero valida e Conte spesso gli preferisce il buon “vecchio” Juan Jesus.
Oggi ritengo una colpa di Conte non aver ben valutato ex ante anche l’aspetto caratteriale (in primis Langa e Lucca), oltre che tecnico, di alcuni acquisti.
Alcuni poi crocefiggono Conte per la incredibile serie di infortuni che ha colpito il Napoli durante tutto l’arco della stagione, ritenendoli figli dei metodi di preparazione troppo spinti del tecnico leccese; sul punto credo sia più corretto non esprimermi, non possedendo, come credo la maggior parte dei commentatori, reali conoscenze ed informazioni tecniche e mediche. La certezza è che Conte, nella sua carriera di allenatore, ha sempre portato le squadre da lui guidate, in Italia come all’estero, o al titolo o al secondo posto: in questi anni ha cambiato metodi di allenamento, rendendoli più gravosi? Aveva forse rose più integre e resistenti? Il team medico non lo ha supportato in modo corretto? Sono interrogativi che credo non avranno mai una risposta, ma almeno sull’ultimo punto, in certe dichiarazioni ho notato un corto-circuito con lo staff medico che mi lascia quantomeno perplesso.
In ogni caso, nonostante gli infortuni a ripetizione, fino alla partita con il Milan, pur con alti e bassi, il Napoli aveva l’anima di Conte, la garra, la voglia di lottare; le ultime due partite, invece, ci hanno mostrato una squadra intontita, spenta, senza capacità di reazione, senza la trance agonistica di cui Conte è propulsore e motore da sempre.
E’ questa la sorpresa più grande: con il Parma, ma ancor di più con la Lazio si è visto uno scollamento inammissibile tra tecnico e squadra, quasi un ammutinamento.
Manca un gioco, si è gridato! Ma Conte non ha mai dato spettacolo, grande compattezza, organizzazione e difesa impenetrabile, questo è sempre stato il suo credo e così ci ha portato allo scudetto lo scorso anno. Quest’anno invece la difesa non è stata all’altezza, prendendo gol in serie, e si è di conseguenza disgregato uno dei cardini del Contismo.
Scelte sbagliate, si è gridato. Forse una critica gliela muovo anch’io: quella di aver insistito sui fab four, nonostante che, anche prima degli infortuni, questo modulo non si fosse mai rivelato davvero produttivo. Figurarsi adesso, che De Bruyne sbaglia stop e passaggi semplici, Anguissa sembra un ectoplasma e Lobotka è l’ombra del leader che ci portato a due scudetti!
Ma l’assenza più grande – lo ripeto – nelle ultime due partite non è quella degli infortunati, del gioco, degli schemi o delle formazioni sbagliate: i giocatori messi in campo hanno smesso di lottare, di sacrificarsi per la maglia e per il loro generale. Perché?
Siamo alla fine di un ciclo o ADL saprà ricucire anche questo strappo? L’unica cosa che mi auguro di non vedere, da qui alla fine della stagione (che comunque ha portato una Supercoppa italiana ed una “quasi” certa qualificazione alla Champions), è la commedia delle dichiarazioni di facciata e degli alibi: il grande Velasco ha sempre detto che il perdente cerca alibi, il vincente trova soluzioni.
Ma il calcio, purtroppo, non è la pallavolo.
Franco Maresca